Mumble Mumble è un'immersione profonda nel vasto e spesso inudibile mondo interiore che abita ogni corpo e ogni mente, concentrandosi in particolare su chi vive la danza come professione e vocazione. Partiamo da una domanda: a cosa pensano i danzatori e le danzatrici mentre ballano? Quali labirinti di pensieri, paure ataviche, ossessioni persistenti e desideri inconfessabili li attraversano dietro le quinte, prima di incontrare lo sguardo del pubblico, sul palco, alla fine delle prove, o anche nei momenti più banali della quotidianità? Se il loro mondo interiore fosse un fumetto, cosa riempirebbe la loro nuvoletta?
Questa voce interiore, compagna inseparabile sin dalla nascita, assume una risonanza particolare per chi, come chi danza, fa dell'esposizione del proprio sé e del proprio corpo la materia stessa del proprio lavoro e della propria esistenza. È un dialogo costante, viscerale, che può essere fonte inesauribile di incoraggiamento, il miglior allenatore invisibile, o, al contrario, il più spietato dei giudici, capace di scoraggiare, e mettere in discussione ogni singolo movimento, ogni singola scelta artistica ed esistenziale.
Mumble Mumble prende vita da questo rapporto intimo e spesso conflittuale tra una persona che danza e il suo pensiero. Attraverso una traccia audio, questo dialogo viene reso udibile, materico, superando il mero racconto per diventare un'esperienza sensoriale, un paesaggio sonoro stratificato, composto da frammenti di flusso di coscienza, sospiri, suoni inarticolati e brevi dichiarazioni che evocano la complessità e l'irrazionalità di questo universo interiore.
Questo viaggio, pur partendo dall'intimo e dal personale, si apre a temi sociali e politici, come la condizione odierna dei professionisti della danza nel panorama contemporaneo. Le sfide invisibili, le pressioni incessanti, le gioie effimere e le dure realtà di una professione che chiede un coinvolgimento totale. In "Mumble Mumble", ogni componente del sistema danza – e ogni essere umano – può riflettersi e riflettere, trovando nessi e differenze con la propria esperienza del mondo, trasformando il racconto individuale in una risonanza collettiva.
È un manifesto politico ed estetico tascabile, che fonde il pubblico e il privato, lo psicologico e il sociale, celebrando le zone liminali in cui queste dimensioni si incontrano e si scontrano. Un'operazione di meta-danza che espone ciò che solitamente rimane nascosto: il dentro, il non visibile, il dietro le quinte del pensiero, l'irrazionale che governa e informa il movimento. Il corpo in scena non si limita a illustrare il pensiero, ma ne diventa la sua risonanza fisica, a volte armonica, a volte profondamente dissonante, rivelando come il processo interiore scolpisca la fisicità in modi inattesi. Possono il corpo e il pensiero modificarsi a vicenda, interagire, scontrarsi e poi riconciliarsi con il pubblico, con la città stessa, in una dimensione che intreccia psiche, politica e quella dimensione onirica del sogno lucido?